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Accordo del Plaza

L'Accordo del Plaza fu un accordo internazionale del 1985 tra cinque grandi economie per coordinare gli interventi valutari sui mercati dei cambi. Firmato il 22 settembre 1985, presso il Plaza Hotel di New York, coinvolse gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania Ovest, la Francia e il Regno Unito.

All'epoca, il dollaro USA era significativamente sopravvalutato, rendendo le merci americane costose sui mercati globali e ampliando il deficit commerciale degli Stati Uniti. Le cinque nazioni concordarono di intervenire collettivamente vendendo dollari e acquistando altre valute, in particolare lo yen giapponese e il marco tedesco, per riportare il dollaro a un livello più equilibrato.

L'accordo raggiunse il suo obiettivo primario: il dollaro si deprezzò bruscamente nel giro di pochi mesi. Le esportazioni americane divennero più competitive a livello internazionale, contribuendo a ridurre il deficit commerciale. Tuttavia, il rapido deprezzamento ebbe effetti collaterali. Lo yen e il marco tedesco si rafforzarono notevolmente, danneggiando le economie trainate dalle esportazioni di Giappone e Germania Ovest. Il rapido cambiamento valutario suscitò anche preoccupazioni sull'inflazione e alimentò il trading speculativo sui mercati finanziari.

L'Accordo del Plaza mise in luce la tensione tra interessi nazionali in un quadro coordinato. Se da un lato risolse il problema della sopravvalutazione del dollaro, dall'altro trasferì i costi ad altre nazioni, mettendo a dura prova le relazioni internazionali. Per i trader, l'accordo segnò un momento cruciale in cui i governi dimostrarono che avrebbero gestito attivamente i mercati valutari anziché lasciarli fluttuare liberamente. Dimostrò che le principali banche centrali potevano allinearsi sulla politica per raggiungere obiettivi di tasso di cambio, una lezione che plasmò gli approcci all'intervento valutario nei decenni successivi.

L'eredità dell'accordo rimane rilevante per il moderno trading forex: l'azione coordinata delle banche centrali può muovere significativamente i mercati valutari e tali interventi riflettono tipicamente squilibri economici più ampi tra i partner commerciali.